Vita da Cosplayer: segreto da mantenere a lavoro o no?

Cosa succede quando vivere appieno la propria passione per il Cosplay si scontra con la realtà di tutti i giorni e soprattutto con l’ambito lavorativo? Lo scopriamo oggi attraverso il racconto di quattro persone.

Di seguito le dichiarazioni di: Manuela, di Catania in Sicilia, Cosplayer dal 2007 che nella vita di tutti i giorni è Party Princess, Mara, salentina, della bassa provincia di Lecce, Cosplayer da quando era piccola che vive a Cesena e nella vita di tutti i giorni lavora in un Covid Team nella qualità di Tecnico di laboratorio, Serena, della provincia di Ferrara in Emilia Romagna, Cosplayer dal 2012 che nella vita di tutti i giorni vive in Regno Unito ed è Assistente di poltrona in uno studio dentistico, e Al, di Monopoli (BA) in Puglia, Cosplayer dal 2013 che che preferisce non dichiarare cosa fa nella sua vita di tutti i giorni.

Nel posto in cui vivi che atteggiamento ha la gente verso le fiere Cosplay? Ci sono abbastanza fiere?

Al sud è difficile dedicarsi dall’oggi al domani ad una passione fuori dal coro che non viene capita. Da queste parti fare Cosplay viene vista come una passione strana, soprattutto dalle persone più grandi. Nella mia zona, in più, non ci sono molte fiere. Rammento una eccezione che vi fu nel 2014 in cui si verificò un vero e proprio boom di eventi: ogni settimana uno nuovo, anche di molto piccoli, con pochi Cosplayer e molti curiosi. Nonostante in quel periodo i miei impegni di lavoro non mi permettessero di spostarmi come volevo durante il weekend, facevo di tutto per potervi partecipare. Ricordo quella volta in cui avevo la pausa pranzo dalle 13 alle 16 e, nonostante l’evento si svolgesse ad una decina di km, decisi di approfittarne per andarci (preparando prima tutto l’occorrente) e tornai al lavoro con ancora residui di trucco e tutto sfatto, ma l’entusiasmo era tanto.

Al
Al nei panni di Sanji. Ph: Martina Brui.

A Catania l’evento più importante è l’Etna Comics con il relativo Day Zero, poi a volte qualuno organizza eventi minori che sono comunque occasione di aggregazione. Abbiamo però, purtroppo, ancora tanta strada da fare affinché il Cosplay venga visto come un’arte vera e propria. La visione generale è che sia un hobby da ragazzini o da nerd e che siamo ‘ridicoli’ come se fossimo convinti di vivere tutto l’anno come un Carnevale.

Manuela

In Puglia le fiere Cosplay che si svolgevano erano tutte lontane da dove ero io e potevo partecipare a tre l’anno. Qui in Emilia sono di più, ma da quando mi sono trasferita ce ne sono state poche per forza di cose, so già comunque che la nostra passione è più conosciuta ed che è considerata una cosa normale, diversamente da dove vivevo io dove la situazione era davvero peggiore. La mentalità dei paesini è più ristretta e molto spesso il Cosplay non è visto di buon occhio.

Mara

Nella zona emiliano-romagnola ci sono un sacco di fiere. Nella città dove vivo in Regno Unito si svolgono regolarmente due eventi l’anno, che purtroppo non ho potuto ancora vivere perchè con la situazione in cui ci troviamo non si sono svolti, se non online. Per quanto riguarda l’opinione che la gente ha del Cosplay, io abitavo in un paesino davvero piccolo e ammetto di non avere mai parlato della mia passione con persone del luogo, sia perché tendo a non aprirmi tanto, sia perché molte persone di mi danno l’idea di trovarlo un hobby “strano”.

Serena

Cosa pensano i vostri amici o parenti della vostra passione?

Le persone che mi circondano hanno diversi approcci. Molti sono scettici, alcuni sembrano affascinati, ma non lo farebbero mai in prima persona, altri sono Cosplayers appassionati loro stessi perché li ho cosciuti grazie al Cosplay e agli eventi.

Manuela
Serena nei panni di Sagara Rei

I miei amici non hanno mai avuto problemi visto che comunque sono tutti interessati nelle cose nerd come me. I miei genitori all’inizio non capivano che razza di hobby fosse e perché ne fossi cosi appassionata, ma alla fine mia madre mi ha anche chiesto di stamparle alcune mie foto in Cosplay.

Serena

I miei amici direi che sono quasi tutti coinvolti quanto me e chi non ne fa parte non mostra particolari pregiudizi. I miei parenti sono un altro discorso, non tutti lo apprezzano, anzi ho anche avuto parecchi scontri con mio padre che non ha ancora accettato la cosa. L’unica in famiglia convinta al 100% è mamma, mia alleata perché cuce con e per me ( il 99% del sartoriale dei miei Cosplay è opera sua!).

Mara
Mara nei panni di Frankenstein

Inizialmente facevo notare la mia passione ‘in punta di piedi’ ad alcune delle persone che mi circondavano, ma purtroppo non ho avuto riscontri buoni poiché veniva vista come una cosa strana, soprattutto da persone più grandi di età, cosi pian piano ho tenuto tutto per me e mostravo i miei interessi solo a chi sapevo fosse interessato come me. Ovviamente la colpa è della mentalità retrograda del sud: parlando del Cosplay avrei corso il rischio di essere visto come un pagliaccio ed inoltre ho perso molti amici, seppure in alcuni notassi un pizzico di curiosità dietro la loro stizza. Per quanto riguarda i parenti, inizialmente non ho mai avuto modo di dire nulla: tutti sapevano solo che partecipavo alle fiere come semplice spettatore, però finché vivevo con i miei avevo delle difficoltà a fa credere ciò, poiché le cose che ordinavo arrivavano a casa e vuoi o non vuoi mi veniva chiesto a cosa servissero e che facessi. Mia mamma, inoltre, mi chiedeva come mai andassi alle fiere e le domande aumentarono quando mi vedeva tornare con residui di trucco che non ero riuscito a togliere. Nel 2014 decisi di mostrare delle foto con gente più grande di me in Cosplay, per dimostrare che era una cosa normale e ottenni due reazioni diverse: mia madre pensava fosse una cosa passeggera, mentre mio padre, con una mentalità più chiusa, mi diceva di lasciare perdere e pensare alle cose più serie. Ad un certo punto ho fatto credere loro di essere coinvolto in una specie di team organizzativo e che facevo Cosplay per questo (in realtà, una volta organizzai sul serio un pullman di Cosplayer pugliesi che volevano andare al Romics) e quindi adesso accettano meglio la cosa, anche se al momento, visto che siamo tutti fermi, sperano che la cosa sia finita, ma, ahimè per loro, la verità è che appena possibile riprenderò come prima.

Al

Parlando dell’ambito lavorativo, riesci a vivere apertamente con i colleghi la tua passione?

Il mio lavoro si svolge in Cosplay, quindi non ho nessun problema in merito, ma mi è capitato in passato di fare altri lavori contemporaneamente a questo e devo dire che i colleghi erano tutti piacevolmente sorpresi dallo scoprire che sono anche una Cosplayer.

Manuela
Manuela nei panni di Cenerentola

Suppongo non tutti lo possano sempre accettare, ma data la giovane età dei miei colleghi ho deciso di non tenere nascosta la mia passione per il Cosplay. Nel mio precedente posto di lavoro avevo deciso di nasconderlo, poi però videro il mio profilo facebook e niente, il danno era fatto: ricevetti battutine non molto piacevoli, ma non lasciai che mi toccassero, il Cosplay è una parte di me. Anche nel posto dove adesso lavoro qualcuno ha fatto delle battutine, ma ho trovato degli alleati, tra cui alcuni nerd in mentite spoglie ed inaspettatamente anche dalle colleghe più grandi.

Mara

Visto che il mio lavoro è totalmente lontano dal mondo Cosplay non riesco affatto a conciliare le due cose: nel mio contesto lavorativo l’immagine è molto importante, e vivendo in un paese dalla mentalità retrograda, non mi è possibile esternare il mio interesse senza che questa immagine lavorativa ne risenta. Per quanto riguarda l’aspetto ‘social’, difatti, ho due profili: uno di ‘facciata’, in cui faccio vedere ai miei contatti lavorativi e solo quello che voglio veramente, e quello ‘Cosplay’, che mi rappresenta appieno grazie anche alle persone che condividono con me l’amore per il Cosplay. Preferisco condividere questo lato di me solo con chi so bene può capirmi fino in fondo.

Al

Non riesco a vivere del tutto apertamente con i colleghi la mia passione. Ho sempre avuto fortuna nell’avere almeno una collega molto aperta e, in un certo qual modo, interessata all’argomento, ma dall’altra parte ho anche avuto spesso dei capi molto seriosi e che mi davano l’idea di avere una mentalità ristretta, e questo non mi faceva sentire sicura nel tirare fuori l’argomento senza essere giudicata (magari anche in ambito lavorativo).

Serena
Mara nei panni di Lan Zhan

Rendendoci conto che la situazione che oggi abbiamo voluto analizzare, attraverso il confronto con alcuni Cosplayer, certamente con il tempo potrà e dovrà cambiare, possiamo soltanto augurarci che sarà in meglio e intanto chiedere ad ognuno dei nostri lettori ulteriori riscontri: per voi è facile conciliare Cosplay e Lavoro? Lo diverrà un giorno? Che ne pensate?

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Selenia Avolio
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