Uno dei primi articoli sul nostro sito è stato quello sul WCS, ovvero i mondiali del cosplay! Le nostre fonti erano però generali, da semplici spettatori di tale evento. Per quello ci siamo chiesti… Come è essere effettivamente parte del Word Cosplay Summit?
Lo abbiamo chiesto a Samuele (nero_cosplay) e Fabiano Valentino (diaboliko987), i due concorrenti italiani del WCS 2019 che hanno tanto orgogliosamente rappresentato il nostro paese!

Ciao ragazzi! Presentatevi un po’, in modo che più persone possibili possano conoscervi. Come vi chiamate, cosa fate nella vita e quali sono le vostre passioni?
Samuele: Ciao a tutti, mi chiamo Samuele, ho 26 anni e nella vita sono un impiegato. Lavoro con importanti aziende nel settore del risparmio energetico e da sempre nascondo il sogno di lavorare come cosplayer professionista. Sono un appassionato di musica, arte, sport e cosplay. Colleziono action figure e videogiochi di ogni genere e mi piace decorare la mia stanza come se fosse un museo di cose nerd. Quando posso faccio anche tanto sport, non riesco mai a stare fermo perché ho l’impressione di perdere tempo.
Fabiano Valentino: Ciao a tutti, mi chiamo Fabiano Valentino in arte Diaboliko Cosplay. Nella vita di tutti i giorni gestisco una società di distributori automatici e dedico il tempo libero alle mie passioni come il cosplay, i videogiochi e lo sport.
Partiamo dagli albori, come e quando è iniziata la passione per i cosplay e quanta gavetta avete fatto nelle armature/cosmaking e propmaking? Il vostro primo cosplay? Che cosa ne pensate adesso con l’esperienza?
Samuele: La passione per il Cosplay è una lunga storia. Praticamente nel 2007 su MSN (Messenger, N.d.A.) un amico mi parlò di un evento a Roma in cui si vendevano fumetti, videogiochi e si potevano incontrare persone vestite da personaggi dei manga e dei videogiochi. Mi brillarono gli occhi ed in quell’ottobre 2007 partecipai al mio primo Romics, che si era appena spostato alla Nuova Fiera di Roma. Dopo questa esperienza ho deciso che anche io avrei fatto Cosplay e così è stato. Nel 2008, insieme a degli amici, ho portato il mio primo costume: Light Yagami da Death Note. Ho fatto molta gavetta nel mondo Cosplay, perché ho iniziato che non avevo nessun tipo di capacità nel realizzare costumi ed intorno a me c’erano già tanti cosplayer di talento. Sono stati uno stimolo per crescere, sognavo di essere come loro, ma ero solo un ragazzino di 15 anni. Ho lavorato molto il legno, che è stato il primo materiale con cui ho sentito subito un bel feeling ed è stato l’inizio di una sperimentazione senza fine che continua ancora oggi, che di materiali ne conosco tanti e di anni ne ho 26. Oggi mi guardo indietro con un sorriso mentre ripenso ai miei primi lavori, agli errori dell’epoca e credo che farlo sia indispensabile per andare sempre avanti con un approccio stimolante e creativo.

Fabiano Valentino: La passione per il cosplay nasce nell’ormai lontano 2008, quando con alcuni amici abbiamo iniziato a frequentare le fiere del fumetto. Mi è piaciuto tantissimo il clima di amicizia e divertimento che si respirava e ciò mi ha motivato a informarmi meglio su cosa fosse il cosplay e a indossarne così il primo, ovvero Rob Lucci di One Piece. Dal 2013 circa ho iniziato a creare con le mie mani i miei cosplay e tra fallimenti e prove, migliorandomi sempre di più, ho raggiunto dei bellissimi traguardi.

Avete fatto altre gare prima di questa? Ad oggi, vedete il cosplay più come competizione oppure è rimasto ancora un hobby? E le fiere? Continuate ad andarci e viverle come i primi tempi, partecipando anche a gare minori?
Samuele: Sì ho partecipato a molte gare, alcune più importanti altre meno. Il cosplay è competizione, se ti dicessi il contrario non sarei sincero. Qui poi bisogna distinguere la sana competizione da quella tossica. Ho mosso i primi passi sui palchi delle gare cosplay nel 2011 partecipando sia in singolo che in coppia, quindi ne ho viste tante e cerco di vivere questo hobby nel modo migliore. Sono molto affezionato alle fiere del fumetto e cerco di partecipare sia come visitatore che cosplayer iscritto in gara. Mi piacerebbe che ci fossero più eventi nel Lazio così da poterli supportare partecipando anche a gare più piccole. Le fiere in questo momento non mi suscitano più quelle sensazioni di una volta, ma continuano ad affascinarmi in modo continuamente diverso, a regalarmi emozioni e per questo non posso farne a meno.
Fabiano Valentino: Tra il 2015 e il 2016 ho iniziato con Samuele a fare le prime gare in coppia, e abbiamo notato da subito una grande compatibilità e affiatamento reciproco che ci ha portato a continuare insieme dando sempre di più. Ad oggi ci concentriamo maggiormente su competizioni di vario livello , senza togliere il piacere di vivere la fiera divertendoci con gli amici come un tempo.

Com’è cominciata questa avventura, ovvero, come vi è venuta in mente l’idea (e il coraggio!) di partecipare al WCS, come vi siete preparati e come anche è stato vincere le selezioni? Ve lo aspettavate?
Samuele: Prima ancora dell’idea del WCS bisognerebbe parlare di come è nata l’idea di gareggiare insieme! Era il 2015 e già da un po’ pensavo a dei cambiamenti importanti. Volevo sperimentare e tornare su un palco portando delle novità perché sentivo che qualcosa non andava. Fabiano all’epoca gareggiava in singolo e desiderava raggiungere un livello internazionale. Così mi è venuto in mente di contattarlo per incontrarci dopo il lavoro e discutere di un’idea interessante che mi era venuta in mente. E’ stata una conversazione importante, sapevo che per fare il salto di qualità avremmo dovuto unire le forze. Nell’aprile del 2016 abbiamo iniziato a gareggiare insieme con l’idea di fare esperienza e poi di provare a vincere la qualificazione ai mondiali. Il WCS era il nostro sogno da sempre quindi era l’obiettivo da raggiungere. Lavoravamo ai cosplay a casa mia e le prime selezioni WCS le provammo nel 2016. Nell’aprile 2018 la decisione di spostarci per lavorare meglio e di aprire il nostro laboratorio, dove ebbe inizio il progetto di Zelda per le selezioni WCS al Romics di ottobre, un lavoro che ci ha richiesto 6 mesi intensi di lavoro, dai costumi alla performance. E’ stato emozionante ogni giorno di lavoro su quei costumi, che ci hanno seguito anche durante le ferie al mare. Non ci aspettavamo di vincere ed è stata una bellissima sorpresa. Ho ricordi indelebili di quella domenica 7 ottobre 2018.
Fabiano Valentino: L’idea di partecipare alle selezioni del WCS ci è venuta dopo aver vinto insieme alcune gare meno prestigiose, spinti dalla voglia di arrivare sempre più in alto. Ci siamo preparati duramente per parecchi mesi, lavorando sodo sul progetto di The Legend Of Zelda: Majora’s Mask che inaspettatamente ha ripagato in pieno le nostre aspettative e i nostri sforzi.

Come vi siete preparati per il grande evento? Avevate già delle idee, il cosplay pronto oppure vi siete messi a costruirlo per l’occasione?
Samuele: Non avevamo nulla di pronto per il World Cosplay Summit. Potevamo riproporre Zelda oppure lavorare a qualcosa di nuovo. Siamo sempre stati appassionati di Monster Hunter e in generale sia io che Fabiano eravamo orientati verso un videogioco, quindi quella era la base di partenza per un nuovo progetto. Nel 2018 è uscito Monster Hunter: World che ho letteralmente consumato ed a cui gioco ancora oggi ed il 2019 segnava il 15° anniversario della serie. Ho pensato che fosse il momento giusto e il posto giusto per portare in grande stile due belle armature di Monster Hunter: World.
Fabiano Valentino: Per il WCS di Nagoya i preparativi sono stati tantissimi, dai cosplay per le parate e gli eventi minori al cosplay principale portato per la gara finale. Io e Samuele avevamo le idee chiare fin da subito: portare Monster Hunter! Essendo un nuovo progetto molto impegnativo abbiamo impiegato circa un anno, cercando di realizzarlo al meglio delle nostre possibilità attenti ad essere precisi e fedeli ai personaggi originali.

Raccontaci qualche curiosità sulla realizzazione del costume? Tempo, difficoltà… Vi ha aiutati qualcuno?
Samuele: I costumi hanno richiesto 9 mesi di lavoro. La mia armatura è realizzata con molteplici tecniche: EVA Foam, stampa 3D, resina poliuretanica, resina epossidica trasparente, luci LED. Abbiamo ricevuto degli aiuti con l’elettronica e con alcuni ricami, realizzati con la ricamatrice. Le difficoltà non sono mancate, come ogni progetto ambizioso che si rispetti dovevamo rispettare gli standard di qualità che c’eravamo imposti di raggiungere.
Fabiano Valentino: Siamo molto fieri del risultato finale del nostro progetto di Monster Hunter, perché racchiude tante tecniche e materiali in un unico costume: dal foam alla resina, al sartoriale, alla stampa 3D. Non nascondo che le difficoltà sono state tantissime in questo intenso anno di lavoro.

Curiosità! Come avete trasportato tutta l’armatura e la scenografia (E IL DRAGO!) in Giappone?!?!
Samuele: *ride. E’ stata un’avventura il trasporto. Praticamente abbiamo fatto sei scatoloni di cui tre con dimensioni personalizzate e concordato con la compagnia aerea le soluzioni migliori per il trasporto. Non è stato per niente semplice e nemmeno economico, però divertente! Il drago ha occupato uno di questi scatoloni praticamente da solo.
Fabiano Valentino: Per trasportare i costumi e la scenografia in Giappone abbiamo creato vari pacchi su misura e imbarcati direttamente nel nostro aereo accordandoci precedentemente con la compagnia aerea e pagando un ingente sovraprezzo. Per quanto riguarda il ritorno, non avendo fretta abbiamo preferito spedire direttamente con le poste giapponesi risparmiando un po’.

Come vi siete trovati in Giappone? Siete riusciti a interagire con gli altri partecipanti oppure la competitività con gli altri era troppo alta?
Samuele: In Giappone ho vissuto un sogno. Da subito ho socializzato con tantissimi team e si è instaurato un bel clima. Eravamo 40 nazioni quindi non c’è stata la possibilità di parlare sempre con tutti, ma sono tante le nazioni con cui sono in contatto anche adesso che questa esperienza è giunta al termine.
Fabiano Valentino: In Giappone siamo rimasti affascinati un po’ da tutto: la bellezza di ogni città, il senso civico, il rispetto altrui, la pulizia delle strade e l’efficienza e puntualità dei trasporti pubblici sono davvero ineguagliabili! Con gli altri partecipanti si è creato fin da subito un bellissimo rapporto e un’amicizia che tuttora persiste.

Raccontaci qualche curiosità dell’evento e le vostre sensazioni prima delle varie esibizioni! Paura? Emozione? Adrenalina a mille?
Samuele: L’evento è qualcosa unico. Quest’anno poi era diviso in tre round, ed il primo s’è svolto a Tokyo quindi c’è stata anche la possibilità di visitare un po’ la città mentre gli altri due round si sono svolti a Nagoya, nel sud del Giappone. Non essendo una fiera, ma un summit, si respira proprio un’aria diversa. Tutte le nazioni sono lì per condividere la propria cultura ed il proprio sapere non solo in ambito cosplay, ma anche sul piano umano, quindi c’è serenità e voglia di conoscersi, di fare gruppo. E’ strano da dire ma la gara è l’ultimo dei pensieri mentre sei lì. Non mancano nazioni più solitarie, magari più tese o più timide, ma in generale sono tutti molto socievoli e disponibili. L’esperienza della gara poi ti travolge, non appena metti piede nel teatro e guardi la platea dal palco durante le prove sai che non c’è nessun altro posto al mondo in grado di darti così tante emozioni in quel momento. Il palco del WCS è bellissimo ed anche tutto il contorno lo rende speciale. Pensa che nel backstage ogni nazione ha un quadrato di svariati metri in cui può montare tutte le scenografie con armi ed accessori da lasciare lì per quando bisognerà portarle sul palco sia per le prove che per la performance, mentre il resto dei costumi lo lasci in camerino, ma non sono camerini qualunque! Sono immensi e con specchi lunghissimi su ogni lato, illuminati perfettamente, con aria condizionata e dotati di bagni. Ci sono anche delle TV per seguire cosa accade sul main stage. Quando guardi gli altri esibirsi ti vengono i brividi, gli stessi che provi quando stai per salire e senti lo speaker che chiama il tuo numero, la tua nazione. Durante la performance il tempo si ferma, tutto sembra più lento e l’energia che scarichi è tanta. Se ci ripenso mi emoziono.
Fabiano Valentino: Prima di ogni esibizione l’emozione, l’ansia e il caldo erano sempre presenti, ciononostante abbiamo puntato a dare sempre il massimo in ogni singolo evento del summit. E’ un emozione difficilmente descrivibile a parole che auguro a tutti di provare!
Insomma, tirando un po’ le fila, com’è stata l’esperienza?
Samuele: Per concludere ti dico che il World Cosplay Summit è un’esperienza straordinaria ed irripetibile che ogni cosplayer che aspira a viaggiare e conoscere tanti suoi collegi di talento in giro per il mondo dovrebbe vivere. Io sogno di viaggiare, di visitare luoghi e mi piace conoscere nuove persone quindi sono stato in paradiso. In più sono rimasto in Giappone altri 15 giorni dopo la fine del WCS per un totale di 28 giorni, quindi quasi un mese e questo mi ha permesso di visitare un Paese meraviglioso che ha tanto da offrire ed è il luogo in cui è nato il cosplay e le cose che più amo in questo mondo. Sono tornato in Italia e penso di essere una persona diversa. Quest’esperienza mi ha arricchito di tantissime cose che mi serviranno per la vita e per i progetti futuri. Questa è solo la mia prima esperienza come rappresentante internazionale. Sono certo che non mancheranno altre occasioni.
Fabiano Valentino: Il World Cosplay Summit è senza ombra di dubbio l’esperienza più emozionante e prestigiosa nell’ambito del cosplay. Ogni cosa è amplificata al massimo, a partire dalle emozioni, dallo stress, dall’ansia ai momenti indimenticabili passati insieme agli altri team che ci hanno permesso di scoprire le usanze fantastiche della loro cultura e del loro Paese e il loro modo di vedere e creare cosplay.